C’è un momento, davanti allo scaffale del supermercato, in cui la passata di pomodoro smette di essere “solo passata” e diventa una scelta quotidiana. Perché la usiamo spesso, a volte quasi senza pensarci. Proprio qui nasce l’allerta, non per panico o intossicazioni improvvise, ma per una domanda semplice: se la mangio spesso, come la scelgo in modo più salutare?
Cosa significa “più salutare” quando parliamo di passata
Le analisi indipendenti su salse e derivati del pomodoro, in generale, mostrano che possono esserci residui di pesticidi e, più raramente, micotossine legate a muffe (come quelle del genere Alternaria). Di solito si parla di quantità entro i limiti di legge, quindi niente paura da film, ma l’attenzione cresce quando il consumo è frequente, perché conta l’idea di esposizione cumulativa nel tempo.
In pratica, “più salutare” qui significa puntare su:
- ingredienti semplici (pomodoro e, al massimo, sale)
- filiera chiara (origine del pomodoro indicata, meglio se Italia)
- certificazione bio, se possibile
- niente addensanti, aromi, zuccheri aggiunti
Perché si parla di pesticidi e micotossine (senza terrorismo)
Quando si citano nomi come dimetomorf, spirotetramat, difenoconazolo o boscalid, non si sta dicendo che la passata sia “veleno”. Si sta dicendo che alcuni residui possono comparire e che, in un’ottica prudente, vale la pena ridurre l’esposizione soprattutto per chi consuma pomodoro quasi ogni giorno, bambini, donne in gravidanza o persone più sensibili.
Le micotossine, invece, sono sostanze prodotte da alcune muffe. Nel pomodoro si parla spesso di alternariolo, legato a Alternaria. Non è un rischio “da prima cucchiaiata”, ma un tema di monitoraggio e buona scelta del prodotto.
Ecco il punto chiave che spesso si dimentica: la qualità non è solo “buona o cattiva”, è una scala di trasparenza, controlli e abitudini.
Il trucco più semplice: scegliere il formato giusto
Un’idea pratica, quasi banale ma efficace, è alternare i derivati per non esporsi sempre allo stesso profilo.
In linea generale:
- Passata e polpa sono ottime per l’uso quotidiano
- il concentrato è più “denso” in tutto, sapore ma anche eventuali residui, quindi meglio usarlo ogni tanto e in piccole quantità
| Prodotto | Uso ideale | Perché conviene |
|---|---|---|
| Passata | sughi, pizze, vellutate | base equilibrata e versatile |
| Polpa/Pelati | cotture più lunghe, ragù | variabilità, texture, alternanza utile |
| Concentrato | rinforzare un sugo | da dosare, meglio non farne un’abitudine quotidiana |
Le “marche più salutari”: come riconoscerle davvero
Non esiste una lista universale e definitiva di marche “da evitare” basata su un singolo test, anche perché lotti e forniture cambiano. Quello che puoi fare, però, è cercare quei segnali che, marca dopo marca, indicano un prodotto più curato.
Checklist rapida da scaffale
- Etichetta corta: pomodoro (e sale se presente)
- Origine indicata (meglio “pomodoro italiano” e stabilimento chiaro)
- Presenza del bio se vuoi ridurre il rischio di residui
- Nessun: zucchero, aromi, addensanti, “preparati per sugo”
Un nome spesso citato positivamente
Tra i prodotti di grande distribuzione, Mutti viene spesso menzionata in modo favorevole per qualità percepita e trasparenza di filiera. Non è una “garanzia assoluta” in senso scientifico, ma è un riferimento pratico che molti consumatori usano come base, soprattutto se affiancato alla lettura dell’etichetta.
Strategie intelligenti per chi mangia spesso pomodoro
Se la pasta al pomodoro è un rito, non serve rinunciarci. Serve renderlo più furbo:
- Alterna passata, polpa e pelati
- Quando puoi, scegli bio (priorità se in famiglia ci sono bambini)
- “Allunga” il sugo con verdure (carote, zucchine, sedano), riduci la quota di pomodoro senza perdere gusto
- Dopo l’apertura, frigo subito e consuma in 2-3 giorni, se vedi bollicine, odori strani o patina, meglio non rischiare
La conclusione che calma (e aiuta)
L’allerta, in sostanza, non dice “non comprare passata”. Dice: se la usi spesso, scegli prodotti con ingredienti minimi, origine chiara e, se possibile, biologico, e alterna formati e ricette. È un modo semplice per stare dalla parte della prudenza, senza rinunciare al comfort di quel sugo che profuma di casa, e senza trasformare la spesa in un’ansia.
E se vuoi una parola-chiave da ricordare, è questa: trasparenza. È lei, più di tutto, a rendere una passata davvero “più salutare”, nel senso più concreto del termine, e più vicino alla filiera che meritiamo di conoscere.


