Capita più spesso di quanto si pensi: pianti un albero perché fa ombra, “arreda” il giardino e ti regala privacy, poi dopo anni inizi a notare una crepa sottile sul muro, una porta che gratta, un pavimento che non è più perfettamente in bolla. E lì scatta la domanda che nessuno vorrebbe farsi, “non è che c’entrano le radici?”
Perché alcuni alberi mettono in crisi le fondamenta
Le radici non “attaccano” la casa per cattiveria, fanno semplicemente il loro lavoro: cercare acqua e nutrienti. Il problema nasce quando la specie ha un apparato radicale aggressivo e invasivo, e quando il terreno, spesso argilloso o molto compattato, amplifica i movimenti.
In pratica, possono succedere tre cose:
- Le radici esercitano pressione e possono sollevare pavimentazioni, marciapiedi, rampe, fino a creare tensioni vicino alle fondazioni.
- Assorbendo molta acqua, in certi suoli (soprattutto argillosi) provocano ritiro del terreno, quindi piccoli vuoti e cedimenti.
- Si infilano in fessure e tubature, trasformando un micro problema in un danno vero (e costoso).
Gli alberi da evitare troppo vicino alla casa
Se stai progettando un giardino, qui è dove conviene essere un po’ “freddi” e pensare in prospettiva. Le specie seguenti sono spesso citate tra quelle più problematiche vicino alle abitazioni:
Salice piangente
Bellissimo, scenografico, ma assetato. Le sue radici possono spingersi lontano e cercare acqua ovunque, tubazioni comprese. In terreni argillosi il rischio di crepe e assestamenti cresce.Frassino
Ha una crescita vigorosa e un apparato radicale che tende ad espandersi in modo importante. Su suoli compatti può contribuire a movimenti del terreno nel tempo.Cerro e platano
Sono alberi robusti, da grande sviluppo. Quando l’acqua scarseggia, “ragionano” da esploratori: radici forti che si allungano e possono interferire con stabilità e drenaggi.Pini
A volte il primo segnale non è sul muro, ma fuori: pavimentazioni che si alzano, piccole gobbe vicino a garage o vialetti. In contesti stretti, questo può diventare un problema anche per le fondazioni.Bagolaro (Celtis australis)
Spesso viene sottovalutato perché è comune e resistente. In realtà può sviluppare radici che arrivano a distanze insospettate e insinuarsi in fessure, diventando col tempo un “attore” della statica dell’edificio.
La distanza che fa davvero la differenza
Una regola prudente è evitare queste specie entro 5-10 metri dalla casa, ma la distanza reale dipende da:
- tipo di suolo (argilla, sabbia, terreno riportato),
- presenza di impermeabilizzazioni (asfalto, pavimentazioni, cortili),
- dimensione adulta dell’albero,
- presenza di tubazioni, pozzetti, drenaggi.
In città, dove l’acqua è “canalizzata” e le superfici sono sigillate, le radici spesso si concentrano dove trovano umidità. E la zona vicino alle fondazioni può diventare, involontariamente, una riserva.
I segnali da non ignorare
Se vuoi una check-list rapida, eccola. I campanelli d’allarme più comuni sono:
- crepe nuove o che si allargano nei muri (soprattutto diagonali),
- pavimenti con dislivelli,
- porte e finestre che non chiudono bene,
- rotture o intasamenti frequenti di tubazioni interrate,
- pavimentazioni esterne sollevate.
Se questi segnali compaiono lentamente nel tempo, la pista delle radici diventa credibile.
Cosa fare se l’albero è già lì
Qui serve buon senso, perché intervenire male può peggiorare tutto. Alcune soluzioni usate in pratica:
- Installare barriere antiradice (membrane o lamine in plastica o acciaio), spesso con profondità intorno agli 80 cm, tra albero e edificio.
- Recidere le radici con cautela (solo con valutazione tecnica), perché tagli drastici possono destabilizzare l’albero o cambiare all’improvviso l’equilibrio del terreno.
- Per danni già in atto, tecniche di consolidamento come micropali o resine espandenti possono stabilizzare le fondazioni (ma vanno progettate da professionisti).
Un dettaglio che molti scoprono tardi: anche il terreno “si muove”
Il punto chiave è che non si tratta solo di radici “forti”, ma dell’interazione con il suolo. In terreni argillosi, l’alternanza tra periodi umidi e secchi può amplificare il fenomeno, un po’ come una spugna che si gonfia e si ritira. È lo stesso principio alla base della subsidenza, che in alcuni contesti rende più sensibili i piccoli cambiamenti di umidità e carico.
Prevenzione intelligente, senza rinunciare al verde
Non significa rinunciare agli alberi, significa scegliere con criterio: specie meno invasive, distanze adeguate, valutazione del sito prima di piantare. Perché un albero dura decenni, e le fondamenta dovrebbero durare anche di più. E quando il verde è progettato bene, resta un piacere, non un problema che cresce sotto terra in silenzio.



