Pensione con 20 anni di contributi: quanto si prende davvero

C’è un momento, prima o poi, in cui ti fermi e fai il conto: “Ho 20 anni di contributi, a 67 anni ci arrivo, ma quanto prenderò davvero?”. È una domanda semplice solo in apparenza, perché dietro c’è un meccanismo fatto di soglie, sistemi di calcolo diversi e dettagli che, se ignorati, cambiano il risultato di centinaia di euro.

I requisiti nel 2026, cosa serve davvero

Per la pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi in Italia, nel 2026 la regola generale resta: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi (cioè 1.040 settimane).

La parte “tranquilla” è che contano molte tipologie di contributi, non solo quelli da lavoro:

  • contributi figurativi (ad esempio maternità, servizio militare, periodi tutelati),
  • contributi da NASpI (nei limiti previsti),
  • contributi volontari,
  • contributi da riscatto (come la laurea, se riscattata),
  • cumulo tra gestioni INPS, quando applicabile.

Quindi, sì, spesso quei 20 anni si raggiungono “a mosaico”, mettendo insieme pezzi diversi.

La soglia che blocca (o sblocca) l’accesso

Qui arriva la sorpresa che molti scoprono tardi: non basta avere 67 anni e 20 anni di contributi, in alcuni casi devi anche superare una soglia minima di importo.

Per molte situazioni, l’importo maturato deve essere superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, che nel 2025 è stato stimato intorno a 1.508 euro lordi al mese (valore da rivalutare nel 2026 con l’inflazione).

Per i cosiddetti “nuovi iscritti” (primo contributo dal 1996), la soglia può essere diversa, spesso indicata come 1,5 volte l’assegno sociale. Tradotto: chi ha una carriera più recente può trovarsi davanti a una regola meno “alta”, ma resta comunque un paletto importante.

Quanto si prende con 20 anni: dipende dal sistema di calcolo

La cifra finale non è una magia, è matematica previdenziale. E la matematica cambia a seconda che tu sia nel retributivo/misto o nel contributivo puro.

Caso 1: retributivo (o misto), contributi prima del 1996

Nel sistema retributivo, la logica è: più anni hai, più “percentuale” di retribuzione ti riconoscono. L’aliquota tipica è circa 2% per anno.

Con 20 anni, diventa circa 40% della retribuzione media degli ultimi anni considerati.

Esempio pratico (molto citato perché rende l’idea):

  • retribuzione media annua: 40.000 euro
  • pensione lorda annua stimata: 16.000 euro
  • circa 1.333 euro lordi al mese (su 12 mensilità)

Caso 2: contributivo puro, dal 1996 in poi

Nel sistema contributivo si guarda al tuo “salvadanaio”, cioè il montante contributivo, che poi viene trasformato in pensione con un coefficiente legato all’età. A 67 anni, un riferimento usato è il 5,575%.

Esempio con gli stessi 40.000 euro medi annui:

  • montante ipotetico: 264.000 euro
  • pensione lorda annua stimata: 14.718 euro
  • circa 925 euro lordi al mese (valori analoghi in passato sono stati stimati anche intorno a 808 euro, a seconda di rivalutazioni e ipotesi)

La sensazione, qui, è chiara: con carriere brevi o discontinue, il contributivo “perdona” meno.

Tabella riassuntiva (per fissare i numeri)

RegimeRequisiti minimiEsempio pensione lorda con media 40.000 €/annoSoglia collegata all’assegno sociale
Retributivo/misto67 anni + 20 anni~16.000 €/anno (≈ 1.333 €/mese)2,8x (≈ 1.508 €/mese nel 2025, da rivalutare)
Contributivo puro67 anni + 20 anni~14.718 €/anno (≈ 925 €/mese)spesso 1,5x per “nuovi iscritti”

Deroghe, alternative e “scorciatoie” (che non sono per tutti)

Ci sono eccezioni note come deroghe Amato, che in alcuni casi permettono l’accesso con 15 anni di contributi, ma con condizioni specifiche (anzianità assicurativa e profili lavorativi ben definiti). Non è una scorciatoia universale, va verificata caso per caso.

Esiste anche un’uscita a 64 anni, ma richiede in genere 25 anni di contributi effettivi (non figurativi) e un assegno pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (circa 1.616 euro lordi/mese nel 2025, da aggiornare).

Infine, la totalizzazione può portare a requisiti come 65 anni e 20 anni complessivi, ma anche qui contano regole e finestre.

Se l’importo è basso: cosa puoi fare in concreto

Se temi che l’assegno sia troppo leggero, le leve reali sono poche ma utili:

  1. verificare se hai diritto a integrazione al minimo (quando prevista),
  2. valutare la previdenza complementare (fondo pensione o piano di accumulo), anche per sfruttare la deducibilità fino a 5.164,57 euro l’anno,
  3. controllare il tuo montante e le simulazioni aggiornate sul portale INPS, perché coefficienti e rivalutazioni cambiano nel tempo, e la differenza tra una stima e l’altra è spesso il dettaglio che nessuno guarda.

Alla fine, “quanto si prende davvero” con 20 anni non è un numero unico, è un intervallo che dipende da carriera, retribuzione, tipo di contributi e soprattutto dal tuo posto dentro il grande ingranaggio del INPS. E se c’è una cosa che conviene fare adesso, è non aspettare gli ultimi mesi per scoprirlo.

Redazione Express Care

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