Attenzione al call center: non dire mai questa frase o useranno le tue parole contro di te

Ti è mai capitato di rispondere al telefono distrattamente, magari mentre stai cucinando o sei in fila al supermercato, e dire un “sì” quasi automatico? Ecco, proprio quel “sì”, detto nel momento sbagliato, è la miccia che può accendere una catena di guai. Non perché sia una parola “proibita” in sé, ma perché alcuni call center, spesso ai limiti della correttezza, sanno come trasformare una conversazione innocua in una presunta autorizzazione.

La frase da evitare (e perché è così pericolosa)

La frase più rischiosa è qualsiasi formula che suoni come conferma o autorizzazione, per esempio:

  • Sì, confermo
  • Va bene, proceda
  • Sì, mi interessa
  • Ok, accetto

Il punto non è diventare paranoici, ma capire il meccanismo: in certe truffe telefoniche la chiamata viene registrata e poi “tagliata” o contestualizzata in modo da far sembrare che tu abbia accettato un contratto, un acquisto, un servizio, o persino un investimento.

E quando la telefonata è costruita bene, ti fanno dire quelle parole senza che tu te ne accorga, magari con domande apparentemente banali tipo “Mi sente bene?” o “Conferma che è lei il titolare della linea?”.

Quando entrano in gioco “bonus” e “collezionismo”

Negli ultimi mesi si sente spesso parlare di bonus culturali e misure per i giovani. Il Bonus Cultura 2026, per esempio, viene descritto come un credito digitale da 500 a 1.000 euro, destinato ai nati nel 2007 con certi requisiti (ISEE fino a 35.000 euro o diploma con 100/100), utilizzabile per beni culturali come libri, cinema, musei e corsi, con finestre temporali precise per richiederlo e spenderlo.

Ed è proprio qui che alcuni truffatori si infilano: usano parole come “bonus”, “ministero”, “piattaforma”, “attivazione”, per dare un’aura di ufficialità. Poi aggiungono l’amo del momento, il collezionismo, citando monete, francobolli, oggetti rari, oppure fantomatici “pacchetti” collegati a iniziative culturali.

La cosa fondamentale da ricordare è questa: un bonus è un bonus, non un investimento. Se qualcuno ti promette “rendimento alto e rischio zero” e lo lega a bonus o iniziative culturali, è un campanello d’allarme enorme.

Come ti portano a dire “sì” senza accorgertene

Queste chiamate spesso seguono uno schema preciso, quasi una sceneggiatura:

  1. Creano urgenza: “Deve attivarlo entro oggi”, “Mancano pochi posti”.
  2. Usano termini istituzionali: “pratica”, “protocollo”, “verifica”.
  3. Ti fanno domande guidate: non “vuole aderire?”, ma “conferma che vuole ricevere i dettagli?”.
  4. Chiudono con una frase-trappola: “Allora procediamo?” detta velocemente.

E tu, per educazione o stanchezza, dici “va bene”.

Cosa dire al telefono, senza cadere nella trappola

Puoi restare gentile, ma mettere paletti chiari. Ecco frasi semplici che funzionano:

  • “Non do conferme telefoniche, mi mandi tutto via PEC o email.”
  • “Se è un ente ufficiale, trovo le informazioni sul sito istituzionale.”
  • “Non autorizzo registrazioni a fini contrattuali.”
  • “Richiamerò io il numero ufficiale, arrivederci.”

E se insistono? Chiudi la chiamata. È la scelta più pulita.

Verifiche rapide: la mini-checklist anti-truffa

Prima di dare qualsiasi informazione, anche minima, fai questo controllo mentale:

  • Ti stanno chiedendo dati personali o di pagamento?
  • Parlano di bonus ma non sanno dirti esattamente dove si richiede (sito ufficiale, piattaforma, scadenze)?
  • Mescolano bonus con “investimenti” o “rendimenti”?
  • Ti spingono a confermare subito?

Se anche solo una risposta è sì, fermati.

Se hai già detto la frase “sbagliata”: cosa fare subito

Niente panico, ma muoviti in modo ordinato:

  • Annota data, ora, numero (anche se potrebbe essere camuffato).
  • Controlla nei giorni successivi email, SMS e area clienti del tuo operatore per eventuali attivazioni.
  • Se arriva un contratto o un addebito sospetto, contesta per iscritto e chiedi le prove integrali della registrazione.
  • Per capire le dinamiche tipiche di queste frodi, può aiutare informarsi sulla truffa e sui segnali ricorrenti.

Alla fine, la regola d’oro è semplice: al telefono non “confermare” mai nulla d’istinto. La tua voce è un dato, e in mani sbagliate può diventare una firma.

Redazione Express Care

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