Ti sei mai chiesto come faccia il Fisco a “sentire odore” di un’anomalia, anche quando sulla carta sembra tutto in ordine? Nel 2026 questa sensazione diventerà molto più concreta per tanti contribuenti, soprattutto per chi ha usato bonus edilizi come il Superbonus. Non si parla di controlli casuali, ma di verifiche mirate, costruite con incroci di dati e segnali di rischio.
Perché nel 2026 cambia passo (e cosa significa davvero)
Dal 1° gennaio 2026 l’Agenzia delle Entrate punta a intensificare i controlli fiscali usando algoritmi e analisi dei dati già disponibili, come dichiarazioni, fatture, flussi finanziari e indicatori di affidabilità. L’obiettivo, indicato nei piani organizzativi, è aumentare i controlli selettivi: meno “pesca a strascico”, più attenzione a profili considerati incoerenti o discontinui.
In parallelo, la collaborazione con la Guardia di Finanza rafforzerà i controlli incrociati, con l’idea di concentrarsi su situazioni dove l’evasione o l’indebita fruizione di agevolazioni appare più probabile.
Operazione “Cantieri a Metà”: il Superbonus nel mirino
Il punto più delicato riguarda i bonus edilizi. Dal 2026 partirà l’operazione chiamata “Cantieri a Metà”: verifiche sistematiche per individuare cantieri dichiarati, ma non completati o non coerenti con quanto comunicato.
La novità è il metodo: non più controlli solo a campione, ma selezione tramite intelligence fiscale e incrocio di banche dati. In pratica, se risultano spese e comunicazioni, ma mancano segnali compatibili con l’avanzamento reale dei lavori, il caso può finire in lista.
Cosa può far scattare l’attenzione?
- lavori avviati e poi “congelati” senza spiegazioni documentali solide
- SAL (stati di avanzamento) non coerenti con fatture e bonifici
- incongruenze tra immobile, intervento dichiarato e dati disponibili in catasto o pratiche edilizie
Rendite catastali: le lettere di compliance e la scadenza lunga
Già da aprile 2025 sono partite comunicazioni di compliance per chi, dopo interventi rilevanti (anche Superbonus), non ha aggiornato la rendita catastale quando necessario. Questa attività, per come è stata impostata, può durare almeno tre anni, quindi accompagnerà molti contribuenti fino al 2026 e oltre.
C’è poi un aspetto che spesso si sottovaluta: la finestra temporale degli accertamenti. Se una detrazione si spalma in 4, 5, 10 anni, la possibilità di controllo si allunga. Per alcune spese 2022, ad esempio, le verifiche possono arrivare fino al 2031 o 2032. È come avere un faldone “aperto” più a lungo di quanto si immagini.
Pagamenti tracciabili e contanti: dove nascono le contestazioni
Un’altra area sensibile riguarda la tracciabilità dei pagamenti. Movimenti in contanti elevati, o pagamenti oltre 5.000 euro in contanti, possono diventare un campanello d’allarme se non reggono a una spiegazione chiara e documentata, soprattutto quando collegati a lavori agevolati.
Qui il rischio non è solo formale: se l’Amministrazione ritiene che i requisiti non siano rispettati, può contestare l’agevolazione e arrivare alla revoca del bonus, con recupero di imposta e possibili sanzioni.
Algoritmi, ISA e profili “a rischio”: cosa viene pesato
Nel 2026 la selezione dei controlli si appoggerà molto su:
- ISA sistematicamente bassi (o incoerenti rispetto al settore)
- ricavi o redditi non allineati a parametri attesi per attività e area geografica
- comportamenti fiscali “a strappi”, anni regolari alternati ad anni anomali
- mancata risposta a lettere di compliance o ravvedimenti ignorati
Non è un giudizio automatico di colpevolezza, ma un modo per decidere dove guardare prima.
Conti correnti, antiriciclaggio e bonus sociali: cosa aspettarsi
Dal 9 aprile 2026 il quadro degli obblighi legati a controlli e segnalazioni in ambito antiriciclaggio sarà più stringente, ma questo non significa “blocco generalizzato” dei conti o tasse automatiche sui correntisti regolari. Significa, più realisticamente, attenzione maggiore alle incoerenze tra redditi dichiarati e movimentazioni.
In parallelo, nel 2026 crescerà l’attenzione anche su ISEE e bonus sociali, dove errori su conti, residenze o nucleo familiare possono generare recuperi o richieste di chiarimenti.
Come tutelarsi senza impazzire (davvero)
La strategia migliore è semplice, anche se richiede disciplina:
- conserva fatture, bonifici, contratti, SAL, asseverazioni, visto di conformità
- archivia foto e documenti di avanzamento lavori, con date e riferimenti
- controlla le comunicazioni di compliance e rispondi nei tempi
- monitora ISA e coerenza dei dati dichiarativi, soprattutto se hai partita IVA
Il 2026 non porta “controlli per tutti”, ma controlli più intelligenti. E quando il controllo è mirato, la differenza la fa una sola cosa: poter dimostrare, in modo lineare, che tutto è stato fatto bene.




