Capita spesso di pensarci solo quando arriva una telefonata che non avremmo mai voluto ricevere. E in quel momento, tra documenti, pratiche e un vuoto che pesa, spunta anche una domanda molto concreta: “E adesso, economicamente, come si va avanti?”. La pensione di reversibilità INPS nasce proprio per questo, per garantire ai familiari superstiti un sostegno collegato alla pensione di chi non c’è più. Ma attenzione, non è automatica, e soprattutto non è uguale per tutti.
Cos’è davvero la pensione di reversibilità
La pensione di reversibilità è un assegno riconosciuto dall’INPS ai familiari superstiti di un pensionato deceduto. L’idea è semplice, una parte della pensione del defunto “continua” a essere pagata a chi resta. In pratica si tratta di una forma di tutela tipica del sistema di previdenza sociale.
La decorrenza è chiara: parte dal primo giorno del mese successivo al decesso. Però c’è un passaggio fondamentale che molti scoprono tardi.
Non arriva da sola: la domanda va presentata
Il riconoscimento non è automatico. Bisogna presentare una domanda all’INPS, altrimenti l’assegno non parte. È un dettaglio che cambia tutto, perché anche se il diritto c’è, senza richiesta non si attiva nulla.
In genere si procede tramite:
- portale INPS con SPID, CIE o CNS
- patronato (spesso la via più “leggera” nei momenti complicati)
- contact center INPS
Chi può richiederla: non solo il coniuge
Qui le regole diventano più precise, ma anche più interessanti, perché la platea dei possibili beneficiari è ampia.
Coniuge
Il coniuge è il primo soggetto tutelato: in assenza di figli, percepisce il 60% della pensione del defunto.
Figli
I figli possono avere diritto in diverse situazioni:
- Figli minori: sono sempre tutelati.
- Figli studenti maggiorenni: hanno diritto se rispettano i requisiti previsti e se il reddito da lavoro non supera il trattamento minimo annuo maggiorato del 30%.
- Figli disabili: hanno diritto indipendentemente dall’età, punto che spesso cambia l’equilibrio della pratica.
Genitori, fratelli e sorelle
Se non ci sono coniuge e figli, possono subentrare genitori, oppure fratelli e sorelle, seguendo aliquote e condizioni specifiche (in particolare legate all’assenza di altri aventi diritto e, spesso, al carico economico).
Quanto spetta: le percentuali che contano
La domanda più frequente è “quanto mi arriva?”. Le percentuali base sono queste, e conviene memorizzarle perché sono il cuore del calcolo:
- Coniuge solo: 60%
- Coniuge e un figlio: 80%
- Coniuge e due o più figli: 100%
In altre parole, la presenza dei figli fa crescere la quota complessiva riconosciuta al nucleo, fino ad arrivare al 100% della pensione originaria.
Rivalutazione 2026 e trattamento minimo: cosa cambia in pratica
Per il 2026 è prevista una rivalutazione dell’1,4% per gli assegni fino a quattro volte il minimo. Sopra, la rivalutazione viene riconosciuta in modo ridotto:
- 90% tra quattro e cinque volte il minimo
- 75% oltre cinque volte il minimo
Il trattamento minimo è fissato intorno a 611 euro mensili. È un numero che torna spesso perché viene usato come riferimento sia per calcoli sia per soglie.
Limiti di reddito e tagli: quando l’assegno si riduce
La reversibilità può essere piena o ridotta in base ai redditi personali del beneficiario. Per il 2026 la cumulabilità integrale è garantita fino a 23.862,15 euro annui.
Superata questa cifra, scattano riduzioni a scaglioni:
- -25% con redditi tra 23.862,15 e 31.816,20 euro
- -40% con redditi tra 31.816,20 e 39.769,25 euro
- -50% con redditi oltre 39.769,25 euro
Il dettaglio che salva l’importo: figli a carico
C’è però una regola cruciale: i tagli non si applicano se nel nucleo sono presenti figli minori, studenti o disabili a carico. In quel caso, l’assegno resta pieno, anche se il coniuge ha redditi superiori alle soglie.
Quali redditi l’INPS considera (e quali no)
Per capire se si rischiano riduzioni, conta cosa entra nel “calderone” INPS. In generale rientrano:
- redditi da lavoro
- altre pensioni dirette
- redditi assoggettabili a IRPEF
Sono invece esclusi dal conteggio:
- TFR
- casa di abitazione di residenza
- arretrati tassati separatamente
Il punto finale: cosa aspettarsi davvero
La pensione di reversibilità è un sostegno reale, ma va letta con lucidità: percentuali, redditi, presenza di figli e domanda sono i quattro pilastri. Se li metti in ordine, capisci subito due cose, se ne hai diritto e a che livello di importo puoi ragionevolmente puntare. E in un momento delicato, avere chiarezza, anche solo su questo, è già un modo per riprendere fiato.




